LAGNASCO

Castello Tapparelli d'Azeglio

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Il recente restauro, durato dieci anni e terminato nel 2008, ha restituito alla storia dell'arte italiana un autentico capolavoro, uno degli esempi più raffinati della stagione manierista che ha toccato in Piemonte vertici altissimi.
Evoluzione di un fortilizio militare del XII secolo, il Castello di Lagnasco è in realtà un «complesso castellato» che comprende tre edifici, noti come «Castello di Levante», «di Mezzo» e «di Ponente».
 
Tra il 1569 ed il 1572 Benedetto Tapparelli, grande mecenate ed esteta, procedette ai primi lavori di ristrutturazione e di abbellimento della residenza. 
Di lui non si sa molto; ma è noto che al culmine della carriera e nel bel mezzo delle Guerre italiane tra Francia e Impero era Giudice generale e governatore di Saluzzo, al servizio di Francesco I re di Francia.
Fu al termine di quel devastante conflitto che Benedetto Tapparelli radunò a Lagnasco i capiscuola dell'arte del tardo Rinascimento piemontese, reduci da importanti esperienze professionali e di studio nella Roma pontificia influenzata da Giulio Romano e da Raffaello.
 
Nei castelli quegli artisti crearono una serie di sale fantastiche, affrescando le pareti e le volte con stupefacenti grottesche, le particolarissime decorazioni diventate di moda dopo la scoperta della Domus Aurea, nota anche come «le grotte di Nerone» (da qui il nome dato agli affreschi).
 

 

In particolare, nel Castello di Levante, il Salone degli Scudi propone un numero di stemmi gentilizi di rara bellezza. La Loggia fu opera del saviglianese Pietro Dolce (1506-1566): vi si nota l’affresco che raffigura il castello come si presentava allora, con i giardini e la campagna circostante, insieme a varie scene di vita quotidiana. L'affresco ha ispirato il recupero degli spazi verdi circostanti, che prevede – grazie al progetto Essenza del Territorio finanziato dalla Compagnia di San Paolo – la realizzazione di un Giardino didattico delle essenze sul modello del giardino rinascimentale, in cui saranno coltivate erbe aromatiche, piante officinali e prodotti orto-frutticoli.

 

La loggetta – detta appunto «delle grottesche» – presenta notevoli monocromi raffiguranti personaggi mitologici e strane figure ispirate al mondo vegetale.
 
Durante i lavori di restauro, nel Castello di Ponente sono emerse autentiche sorprese, in particolare l'appartamento detto «del Vescovo», in cui l'Arbasia e Giacomo Rossignolo (1524-1604) hanno narrato per immagini i viaggi che portarono alla scoperta dell'America e dell'Africa: un documento unico, che precede di decenni ogni rappresentazione iconografica di quelle esplorazioni. 
Persino le cantine sono affrescate, con rappresentazioni di Bacco e veri e propri «inni pittorici» al vino.
 
E così, il raffinato e colto Benedetto, appassionato di letteratura e poesia, poté concludere i suoi anni in un ambiente bellissimo ed eccentrico. Quegli affreschi, oggi sapientemente restaurati, pieni di figure affascinanti e misteriose, raccontano il sogno di un principe al quale dobbiamo una residenza degna di figurare tra le più belle d'Italia.

 

(Scopri il progetto Essenza del Territorio: clicca qui)